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Da Barbarano a Blera per il
canyon del fiume Biedano: IL RACCONTO
di Basilio Esposito
Da Barbarano Romano siamo scesi fino alla Fonte del Pisciarello.
Si passa per una “tagliata” realizzata dagli Etruschi, si traversa un
ruscello e si prende una sterrata che giunge al
tumulo Cima (secolo VII
a.C.). Il sentiero scende nella
Necropoli etrusca di S. Giuliano
con tombe a camera dei secoli VII, VI e V. Si sale poi all'altopiano di
San Giuliano, dove abbiamo visto la chiesa romanica; poco vicino
abbiamo visitato una cisterna romana scavata nel tufo.
Si ritorna indietro e si scende nel Fosso del Neme dove visitiamo
la tomba della Regina
e quella del Cervo
(dove c'è il bassorilievo che raffigura un cervo attaccato
da un cane: il simbolo
del Parco Marturanum). Seguiamo il fosso del Neme fino alla
confluenza nella valle col fiume Biedano immersi nella rigogliosa
vegetazione. Si continua lungo il canyon con pareti di tufo alte fino a 60
metri fino a Blera. Ci fermiamo nei pressi di un vecchio mulino
abbandonato dove si trovano anche un laghetto ed una cascata: un
ambiente da Indiana Jones!
Appena prima di Blera passiamo il ponte
romano detto “del Diavolo” ed in alto compare
il viadotto della strada Blera-Barbarano. Si sale a Blera. Passiamo
accanto al vecchio lavatoio, traversiamo il viadotto e ci si immette, nei
pressi della cadente stazione, sulla ferrovia abbandonata
Capranica-Civitavecchia. Una lunga camminata tra prati e casali
riporta a Barbarano Romano. Qui una meritata sosta base di gelati,
patatine e merendine, prima di ricongiungerci col resto del gruppo per il
ritorno in pullman.
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Da Barbarano a Blera per il
canyon del fiume Biedano:
IL RACCONTO
di Marco Marotti
Ore 7.45: il cielo color grigio-topo lasciava prevedere una giornata
all’insegna della pioggia. Sul
pullman, ad un
certo punto, ognuno di noi avrà sicuramente pensato “ma dove andiamo con
questo tempo?” ed, in effetti, è piovuto per buona parte della strada.
I ragazzi si chiamano: Amalia, Cristian (5 anni e
mezzo, accompagnato dal papà), Elisa,
Erica, Livia, Luca, Michela, Samuele e
Tommaso.
Ottimo ed indispensabile l’aiuto di Gian Piero e Francesco.
Arrivati a Barbarano Romano,
indossiamo i fedeli k-way e partiamo di buon passo.
Sono quasi certo che
prenderemo qualche piovasco lungo la strada, ma spero che i bambini non
“sentano” questo mio pensiero. Raggiungiamo il fondo del paese e quindi ci
abbassiamo ancora di quota per uno scivolosissimo acciottolato, dove tutti
danno prova di buona “tenuta delle suole”. Nessun rovinoso ruzzolone.
Ottimo.
Il vallone dove scorre il fiume Biedano è per fortuna molto pulito
e coperto da una fitta vegetazione. Continua a piovere, ma noi per fortuna
quasi non ce ne accorgiamo perché siamo coperti dalla volta degli alberi
che ci riparano magnificamente e, dopo un quarto d’ora, per fortuna, la
pioggia decide di darci tregua.
Il percorso è abbastanza semplice, ma i continui guadi del torrente
lo rendono molto vario. La vegetazione è
realmente lussureggiante. Bellissima!
Una fitta lanugine (i semi dei pioppi, alberi qui veramente giganteschi)
ci accompagna per tutta la strada e ricopre come una spruzzata di neve
tutto il sottobosco.
I bambini si divertono un mondo: si è instaurata una rivalità tra
Michela (forza Roma) e Tommaso (forza Inter).
Michela lo tampina e lo
provoca, Tommaso più pacato ed interessato a ciò che gli sta intorno
lascia fare.
Sui guadi ognuno rivela le proprie caratteristiche:
Amalia è assolutamente
autonoma ed indipendente e mai accetterebbe la mano di un accompagnatore
per un aiuto! La dolcissima
Livia è la paladina
degli animali. Qualsiasi sofferenza di un animale, anche un semplice
girino, le provoca una reazione spontanea di protezione.
Elisa è un’ottima camminatrice e non si stanca mai. Le chiedo un
paio di volte se è stanca e lei con assoluta convinzione risponde con un
deciso “NO!“. Erica è anche lei molto interessata a
tutto ciò che la circonda e migliora notevolmente nell’equilibrio ad ogni
guado che facciamo. Forza Erica!
Luca? Soprannominato il “raccoglitore di ossa”: ossa di mucca, di cane, di
cinghiale. Fa posto nel suo zainetto per accogliere ossa più grandi lui.
Giocherella con un’enorme tibia (di mucca?): sembra un piccolo uomo di Neanderthal che ha trovato la sua arma ideale per cacciare e tutti ne
hanno un vago timore!
Cristian, il più piccolo, dopo una stanchezza passeggera e dopo aver
mangiato, si riprende e pervicacemente si mette in competizione con Luca
per raccogliere ossa, non può essere da meno… E
così anche lui vuole ed ottiene la sua parte: una mandibola con i denti
ancora infilati!
Samuele è sempre davanti con il gruppetto dei più chiacchieroni e tiene
bene testa ai due “capi” Tommaso e Michela. Ha preso confidenza
con gli altri e con l’ambiente che lo circonda e si trova magnificamente.
Io riesco a malapena a camminare: i bambini vogliono continue
spiegazioni e fermarsi a guardare animali, piante,
minerali e quant’altro ci offre questa magnifica gita.
Fermarsi ad uno dei mulini in riva al
torrente significa anche trovare milioni
di girini e tantissime piccole rane con cui i bambini si scatenano.
Tommaso trova un tritone! Non era un girino in trasformazione ma un
bellissimo, raro e protetto tritone. Michela e Tommaso vorrebbero
colonizzare il Tuscolo con rane e girini che hanno catturato e
imbottigliato, ma una serie di voci di protesta degli altri alla fine li
fa desistere. Beh, consolatevi, lì staranno
sicuramente meglio…
Senza
Gian
Piero e Francesco avremmo tardato parecchio!
L’escursione, dopo altri guadi, passaggi delicati su vecchi muretti un po’
esposti, gigantesche foglie acquatiche, si conclude al
Ponte del Diavolo dove sostiamo sotto
un albero che offre un’ombra profonda: ora il sole è definitivamente
uscito, ma noi siamo stati freschi per tutta l’escursione. I bambini sono
un po’ stanchi ma hanno tutti tenuto benissimo. Nessun “incidente” o
“litigio”di rilievo.
Un ringraziamento a Gian Piero e Francesco per la simpatia, la pazienza ed
i complimenti ai bambini che hanno reso memorabile, con la loro curiosità
e la loro allegria, questa giornata. Il ritorno,
dopo un ottimo gelato offerto dal papà di Cristian, è cosa nota.
Un’unica domanda bambini: ma tutta quell’energia che avevate sul
pullman al ritorno come fate ad averla?
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